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ALESSANDRIA

Estorsioni, ricatti e usura: in manette quattro persone Cercavano le vittime anche su Facebook. Soldi spesi alle macchinette

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A conclusione di prolungata attività investigativa denominata “Jackpot”, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Alessandria supportati da personale della locale Compagnia Territoriale, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del luogo, hanno tratto in arresto 4 persone di origine calabrese, tutti già noti e ritenuti responsabili di alcuni episodi di estorsione ed usura consumati in Alessandria e Casale Monferrato, tra agosto e gennaio. In un primo episodio, che ha visto il coinvolgimento attivo di tutti gli indagati, un imprenditore orafo è stato costretto, con la minaccia di ritorsioni sulla base di vantati legami con la criminalità organizzata calabrese, a corrispondere denaro, preziosi e addirittura a vendere l’autovettura dopo il fallimento di una compravendita di gioielli fra terze persone, che lui si era limitato a mettere in contatto fra loro: nel caso, il malcapitato era obbligato a “risarcire” il mancato guadagno che gli arrestati ritenevano di poter ottenere a titolo di mediazione qualora l’affare si fosse concluso positivamente. In altro contesto, un giovane imprenditore del luogo, notato su Facebook per l’elevato tenore di vita e l’attiva partecipazione ad eventi mondani, è stato prima contattato tramite social network e poi costretto a consegnare “se non voleva avere grossi problemi ad Alessandria”, prima, denaro contante, poi, per una presunta “mancanza di rispetto” conseguente al negato prestito di un’auto, un televisore a schermo curvo ed un telefono cellulare IPhone 6S Gold per un danno complessivo di circa 6.000 €. Un’altra vittima, un imprenditore in difficoltà economiche che era stato avvicinato per un prestito di denaro, è stato costretto a restituire varie somme di denaro con interessi fino al 100% e, spesso, in tempi brevissimi. Per “convincere” le vittime di tali azioni, gli indagati non hanno avuto timore di agire in pieno giorno, “visitando” a domicilio, incuranti addirittura in un caso della presenza di due bambini figli della vittima che il padre stava accompagnando in un fast food. Uno degli arrestati era solito mostrare alle vittime un video su “Youtube” in cui era riprodotto un vecchio servizio televisivo in cui un suo omonimo, di cui orgogliosamente dichiarava essere parente, veniva arrestato in quanto pericoloso esponente della criminalità organizzata calabrese. L’operazione è stata denominata Jackpot perché alcuni dagli arestati erano dediti compulsivamente al gioco delle slot machine dove erano soliti sperperare i denari estorti. Gli arrestati: Giulio Campana, Antonio Campucci, Luciano Medei, Andrea Turco.

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Pubblicato il: 07 Marzo 2016

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