Una segnalazione dei residenti ha riportato alla luce una realtà da incubo in via Giordano Bruno, all’interno di una palazzina abbandonata già nota alle cronache per incendi, degrado e clandestini.
L’odore nauseabondo che investe chiunque vi entri è il primo biglietto da visita di un inferno fatto di sporcizia, feci lasciate sul pavimento, giacigli improvvisati, resti di cibo, cumuli di rifiuti e biciclette probabilmente rubate.
Ambienti saturi di tanfo, stanze occupate abusivamente da clandestini e forse subaffittate a pochi euro al giorno, letti sfatti, pasta cucinata di fresco, birre vuote e narghilè lasciano intuire un’umanità sfruttata e dimenticata, costretta a vivere in condizioni subumane.
Tra gli occupanti emergono figure umili e impaurite, uomini e forse anche donne che sopravvivono in un contesto che ricorda le baraccopoli del terzo mondo, dentro una casa che si affaccia paradossalmente su una delle viste più suggestive della città.
I residenti parlano di un continuo viavai di persone e di paura, mentre le istituzioni sembrano assenti, incapaci di garantire dignità a chi vi abita e sicurezza a chi vive attorno.
L’orrore documentato non è soltanto un problema di decoro urbano ma il segno tangibile di una gestione fallimentare di una politica incontrollata di immigrazione forzata e facilitata.
Anzi di una mancata politica seria, gestita in modo razionale e al fine di averne un beneficio come nazione.
In realtà situazioni come queste, che stiamo documentando e che ha trasformato un palazzo in un inferno sociale, un luogo dove disperazione e degrado ce ne sono un’infinità nel nostro ex bel paese.
La domanda tra cumuli di sporcizia e fumo di incendi è la più semplice e la più diretta: fino a quando si potrà permettere un simile spettacolo di miseria nel cuore dell’Italia?
Vanni CENETTA




















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