Carcere Don Soria invivibile, l’appello dei detenuti (e della sinistra)

Carcere “Don Soria” di Alessandria: 130 detenuti firmano un esposto. AVS e Possibile: “Le nostre denunce ignorate per mesi, ci auguriamo che almeno queste vengano ascoltate.”

Quando circa la metà delle persone detenute in una struttura decide di sottoscrivere un esposto collettivo, non si può più fare finta di niente. Servono verifiche puntuali e, soprattutto, soluzioni.

130 detenuti della Casa Circondariale “Cantiello e Gaeta” di Alessandria hanno firmato un documento che denuncia le condizioni in cui sono costretti a vivere: richieste che restano senza risposta per settimane o mesi, difficoltà a contattare i propri avvocati, ascensori e montacarichi non funzionanti, problemi igienici e strutturali, fili elettrici scoperti.

Una situazione insostenibile che abbiamo già avuto modo di verificare in prima persona.

Da mesi, infatti, denunciamo le condizioni delle carceri piemontesi e, in particolare, del Don Soria di Alessandria. Le consigliere regionali di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale e Giulia Marro, hanno visitato più volte gli istituti, documentando sovraffollamento, strutture fatiscenti, carenze di personale e assistenza sanitaria insufficiente, difficoltà nella presa in carico delle persone con dipendenze e problemi psichiatrici.

Hanno chiesto un Consiglio regionale aperto, presentato interrogazioni e sollecitato interventi. Ma, come emerso anche durante il Consiglio aperto, per il DAP e per la Regione sembra andare tutto bene.

E mentre si investono risorse per trasformare il San Michele in un carcere di massima sicurezza e si punta ancora una volta su un modello fondato sull’espansione della detenzione, non si riesce a garantire condizioni dignitose e servizi essenziali nel Don Soria.

La Garante regionale dei detenuti, Monica Formaiano, ha dichiarato di non aver ricevuto queste segnalazioni durante la visita del 4 novembre e di voler verificare il contenuto dell’esposto. Bene: lo faccia, e lo faccia rapidamente. Ma il suo ruolo non può ridursi a raccogliere le segnalazioni che arrivano occasionalmente durante una visita. I problemi delle carceri piemontesi sono noti da tempo e non possono continuare a essere trattati come episodi isolati.

“Il carcere non è “terra di nessuno”. È un pezzo delle comunità locali, è parte del tessuto sociale. E come tale va trattato chi si trova a viverl”o.

Alice Ravinale, capogruppo AVS in Regione Piemonte

Giulia Marrco, consigliera comunale AVS in Regione Piemonte

Eugenio Spineto, segretario provinciale Sinistra Italiana

Raoul Oliva, co-portavoce provinciale Europa Verde

Davide Serafin, Possibile Alessandria

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